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Sito del comune di San Giorgio su Legnano Comune di San Giorgio su Legnano Comune di San Giorgio su Legnano

Dalla protostoria alle fine del Medioevo

Il territorio di San Giorgio su Legnano fu abitato sin dall’epoca protostorica, come testimoniano i reperti di tombe a incinerazione riferibili alla cultura di Canegrate (XIII–IX sec. a.C.) seguita poi dall’avvento della civiltà di Golasecca, con influssi paleoveneti, villanoviani e paleoetruschi, successivamente modificata, tra il VI e il IV sec. a.C., da ripetute invasioni di tribù celtiche transalpine, in prevalenza di ceppi Insubri

In età romana, dopo la conquista dell’insubre Mediolanum nel II sec. a.C. ad opera delle legioni guidate da Scipione Calvo e Claudio Marcello, anche San Giorgio fece parte di quella rete di vici lungo l’Olona in cui crebbero le attività agricole e artigianali fino all’età imperiale, quando tutta l’area diventò strategica come retrovia per la conquista della Gallia iniziata da Giulio Cesare. Numerosi reperti di questa fase sono stati trovati in tre necropoli romane, databili tra il I sec a.C e il I sec. d.C., rinvenute a San Giorgio durante gli scavi archeologici di Guido Sutermeister negli anni ‘50. La diffusione locale del Cristianesimo è testimoniata dalla presenza nella vicina necropoli sulla Costa di San Giorgio di tombe ‘alla cappuccina’, tipiche delle sepolture cristiane dei primi secoli. Poche le tracce dell’abitato in epoca tardoimperiale: una moneta di Gallieno (252-266 d.C.) e un’altra coniata sotto il cesare Costanzo Cloro (292-306 d.C.). È il periodo in cui Milano assumeva il ruolo di centro politico-militare contro le incursioni barbariche, fino a diventare, dopo le riforme di Diocleziano del 285-293 d.C., la nuova capitale dell’impero d’Occidente, coinvolgendo anche le zone limitrofe in opere di fortificazione. Dal IV secolo, infatti, popoli germanici provenienti dall’Est Europa aumentarono l’intensità e la frequenza delle loro invasioni, fino a prendere possesso anche delle campagne lombarde. La via dal Verbano a Mediolanum, passante per San Giorgio, divenne insicura e i commerci ridotti, mentre le terre cedevano all’incolto. A causa dei ripetuti assedi, Milano non rappresentò più riferimento di sicurezza per i paesi della provincia nord-occidentale, che preferirono rivolgersi al castello di Sibrium (Castelseprio), la cui giurisdizione si allargò sino alla fascia di Burgaria amministrata dalla Pieve di Parabiago, a quei tempi comprendente anche la zona dell’odierno Comune di San Giorgio su Legnano.

Nel medioevo, sotto il regno ostrogoto e nella devastante guerra gotica (535-553) i centri urbani furono abbandonati, mentre le popolazioni soffrivano carestie e pestilenze. Di quel periodo non ci sono segni del nucleo sangiorgese, forse perché residuavano solo sparuti casolari fra terreni semi-incolti. La guerra fu vinta da Giustiniano, ma i soldati Bizantini erano rimasti troppo pochi per impedire l’avanzata dei Longobardi, che nel 569 conquistarono Milano e stabilirono la capitale a Pavia. La loro conversione al cattolicesimo favorì la diffusione del monachesimo e la diffusione di nuove chiese e chiesette; numerose erano quelle dedicate a San Giorgio, martire cristiano della Cappadocia (280–303 d.C.) che conobbe grande devozione nella Longobardia, soprattutto dopo la battaglia di Coronate d’Adda del 689 vinta dal re Cuniperto contro la fronda ariana. Ripresero le attività agricole e artigiane, anche se, seppur tra qualche luce, il dominio longobardo finì per ridurre gli orizzonti produttivi nel sistema chiuso delle curtes, statiche derivazioni delle villae romane e anticipatrici delle signorie fondiarie feudali. Nel 774 il franco Carlo Magno battè a Pavia i Longobardi e ne assoggettò i territori, sostituendo i loro duchi con i suoi conti e Sibrium fu posta a capitale del Contado del Seprio, comprendente anche Legnano e circondario. Quivi restavano però saldi i legami con Milano, sia tramite i Canonici di Sant’Ambrogio sia per l’acquisto di terreni in zona da parte di ricchi milanesi del ceto feudale o della nuova classe di cives negotiatores che si stava sviluppando in età precomunale. Poi, nella complessa fase dell’eredità carolingia, aumentò il potere dell’arcivescovo Ansperto, missus dominicus, che nel 888 sottomise anche il Seprio al dominio della Cattedra Ambrosiana. La signoria arcivescovile durò fino al tardo XI secolo, quando al clero e al ceto feudale si aggiunsero diversi rappresentanti della nascente borghesia comunale, arrivando per gradi all’affrancamento dei cittadini in una nuova autonomia delle realtà locali. I Comuni divennero così vere e proprie città-stato, dominando anche le campagne limitrofe. È il caso di Milano, protagonista e bandiera di tale processo, che attrasse nella sua sfera quasi tutti i centri del Seprio, tra cui Legnano e zone attigue, sia come fornitori di prodotti agricoli sia come avamposti di difesa. Il Comune ambrosiano aveva tuttavia mire ben più ampie: prima dello scontro col Barbarossa aveva già esteso la sua supremazia a Lodi e Como. La reazione dell’imperatore, chiamato proprio dai ghibellini lodigiani e comaschi, sfociò nel primo intervento armato del 1154, che condusse alla riaffermazione dei diritti regali alla dieta di Roncaglia, seguito poi da un’altra spedizione, più incisiva, culminata nel 1162 con la distruzione di Milano. Di questi avvenimenti gli abitanti di San Giorgio non furono meri spettatori, poiché durante gli assedi anche il contado fu devastato. Le dure condizioni imposte da Federico incrinarono il residuo fronte filo-imperiale e portarono molte città lombarde, venete ed emiliane a unirsi contro i soprusi del Barbarossa nel giuramento di Pontida del 1167. A capo dello schieramento fu posto l’arcivescovo di Milano, in rappresentanza di papa Alessandro III, nemico dell’imperatore e simpatizzante dei Comuni. Lo scontro decisivo avvenne nella nota battaglia di Legnano del 1176, la cui fase cruciale si svolse probabilmente proprio a ridosso della Costa di San Giorgio, ove era posizionato il Carroccio (nell’area oggi occupata dal Parco Castello). Ai tempi era una plaga semi-disabitata, poiché il fortilizio in riva all’Olona, chiamato Castrum Sancti Georgi, ancora non esisteva. Vi era unicamente un insediamento rurale di monaci agostiniani, poi costruttori in loco di un piccolo monastero con annessa chiesetta dedicata a San Giorgio. Per estensione, il nome del santo passò quindi a indicare lo stesso convento e i suoi terreni (all’epoca includenti il nucleo agricolo da cui derivò il nostro omonimo comune) e poi denominò il fortilizio edificato dai Torriani sulla struttura monasteriale abbandonata dagli agostiniani nel 1262. Questa è l’origine del toponimo che il paese adottò per gradi, specie dopo la costruzione nella sua area di una nuova chiesa dedicata al martire, che in pratica sostituì la chiesetta conventuale ormai in degrado. Un’iscrizione lapidaria, rinvenuta nel 1769 e citata dallo storico settecentesco G. Giulini, ci informa che tale nuova chiesa fu consacrata nel 1393 e che la località allora si chiamava Sotena, nome che quindi risulta essere l’antico toponimo del luogo. Sempre Giulini riferisce che nel castello di San Giorgio, nel 1273, i Torriani, signori di Milano, ospitarono i reali inglesi di ritorno dall’Oriente, ma secondo una leggenda locale Eleonora di Castiglia ed Edoardo I Plantageneto presero invece alloggio in una coeva abitazione di via Gerli, poi chiamata ‘casa della regina’, di cui è ancora visibile una bella finestra gentilizia a sesto acuto con fregi in cotto. A tal riguardo, è utile rammentare che dalla fine del XIII secolo molte famiglie della nobiltà milanese avevano preso l’abitudine di trascorrere periodi di villeggiatura in dimore di campagna e che lo stesso arcivescovo Leone da Perego aveva eletto a residenza estiva il palazzo legnanese che porta il suo nome. Le aspre lotte tra i Torriani e i Visconti finirono con la battaglia di Desio del 1277 vinta Ottone Visconti, capostipite della dinastia destinata a reggere il Ducato di Milano fino alla metà del secolo XV. Nel Contado del Seprio, parte integrante del Ducato, Legnano ebbe, dal 1258, la qualifica di Comune Rustico, essendo un borgo dotato di mercato. La sua area includeva la cassina di Sotena, sebbene questa dipendesse civilmente dalla Pieve di Parabiago, mentre Legnano apparteneva alla Pieve di Olgiate Olona. Nel 1354 la cattedra ambrosiana passò a Roberto Visconti (membro di un ramo laterale della famiglia ducale), gran possidente che aveva autorità anche su Legnano e circondario. Spesso indicato come subordinato ai cugini di Milano, in realtà egli seppe ritagliarsi uno spazio autonomo e imporre le proprie decisioni. Per gestire i suoi possedimenti si serviva di un Rector o, come a Legnano, di un Potestas. Tuttavia, il suo non fu un dominio assoluto: lo affiancavano nella reggenza le nobili famiglie Lampugnani, Vismara e Crivelli, anch’esse proprietarie di vasti terreni in zona. Nel 1361 Roberto morì a Legnano nel Castello di San Giorgio, da anni divenuto sua dimora estiva. Nel 1438 l'ultimo erede visconteo, Filippo Maria, donò il fortilizio al capitano vassallo Oldrado Lampugnani, che fece rinforzare l’edificio con nuove mura, fossato, ponte levatoio e un massiccio torrione d'ingresso. I servizi resi al Duca fruttarono al Lampugnani rendite tali da consentirgli il possesso in zona di ampie proprietà fondiarie, tra le quali molte terre intorno alla cassina di San Giorgio, di fatto inglobata nell’area del castello. Questi possedimenti vennero conservati anche nel complesso intreccio storico che segnò il passaggio del Ducato dai Visconti agli Sforza, quando Oldrado, dopo la morte di Filippo Maria, si schierò con il condottiero Francesco Sforza (marito di Bianca Maria Visconti) in lotta contro l’Aurea Repubblica Ambrosiana, sorta nel 1447 in sostituzione della dinastia ducale. Ottenuto il potere, la nuova signoria sforzesca dovette subito affrontare una grave pestilenza che decimò la popolazione urbana spingendola a riparare in campagna. Lo stesso duca trasferì la famiglia nel castello di Abbiategrasso ed è nota una lettera della figlia Ippolita mentre era ospite a Magenta dei Crivelli, nobili che avevano proprietà anche a San Giorgio, tra cui la villa rustica centrale che passò poi ai marchesi Parravicini. La casata Crivelli fu importante nello sviluppo agricolo dell'occidente milanese, specie dopo la pace di Lodi del 1454 tra Milano e Venezia, vero momento di sblocco della crisi economica e avvio della ripresa. Sul finire del secolo anche gli Sforza conobbero lotte interne e congiure, come l’omicidio del duca Galeazzo Maria (ucciso proprio da Andrea Lampugnani, nipote di Oldrado), finché Ludovico Sforza (detto il Moro), con l’aiuto del re di Francia Carlo VIII, riuscì ad assicurarsi il dominio personale del Ducato. Relativamente allo sviluppo agricolo del contado, si deve senza dubbio al Moro l’introduzione dei gelsi per l’allevamento dei bachi da seta (diffusosi anche a San Giorgio), ma l’inasprimento fiscale da lui ordinato fu assai malvisto dalle popolazioni rurali. La successiva adesione di Ludovico alla Lega Santa antifrancese lo condusse alla sconfitta nell’anno 1500, quando sul trono milanese si insediò un rappresentante di Luigi XII. Ormai Milano era in mani straniere e vi rimase anche nel successivo periodo sforzesco di Massimiliano e Francesco II, il primo controllato dai mercenari svizzeri assoldati dalla Lega Santa in rivincita, il secondo imposto dal nuovo imperatore Carlo V d’Asburgo, titolare del diritto di successione vacante, dopo che il suo esercito imperiale ebbe annientato la provvisoria riconquista francese. Quando morì senza eredi Francesco II Sforza, il Ducato fu quindi annesso direttamente all’Impero e Carlo V lo assegnò a suo figlio, il re di Spagna Filippo II, che vi nominò governatore Antonio de Leyva. Iniziava così il lungo dominio spagnolo dei territori lombardi.

2. Dall’età moderna alla fine dell’Ottocento

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